Tutti i media italiani riportano nelle pagine di testa notizie e aggiornamenti dell’ultima ora sul vertice del G7 che si sta svolgendo in questi giorni in Puglia. Peccato che, al di là del nome, il G7 non è più il G7. I paesi che ne fanno parte sono rimasti gli stessi ma non sono più i sette paesi più ricchi del mondo. Lo erano 50 anni fa quando il G7 è nato, ma il mondo è andato avanti lasciandoli indietro. Paesi come la Cina, l’India o il Brasile, Stati di grandezza continentale, hanno fatto passi da gigante e sono loro a rappresentare le economie più potenti sia al presente che, soprattutto, in prospettiva dati i tassi di crescita che stanno registrando e che noi europei non vediamo da anni.

È ora che i Paesi europei smettano di illudersi di essere potenti e importanti come in passato e si impegnino concretamente sulla via di una maggiore integrazione – sia sul lato economico, dove è già notevolmente avanzata ma incompleta, che su quello politico in cui è in forte ritardo – per dare vita ad un soggetto unitario in grado di essere protagonista della scena globale al pari di Stati Uniti, Cina, India e così via perché questa è la sfida del XXI secolo.

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